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La Tangenziale di Napoli tra passato e futuro

La Tangenziale di Napoli è un asse viario pensato e realizzato per allargare i confini ed i collegamenti di una delle maggiori metropoli italiane “La città di Napoli”.

La storia di realizzare un collegamento viario, veloce, tra la zona orientale ed occidentale della città parte da oltre 150 anni: Con un rescritto del 31 maggio 1853 Ferdinando II di Borbone, così come riportano le fonti storiografiche sull'argomento, stabilisce alcune indicazioni in materia di tutela paesistica per la costruzione di una nuova strada, il cui tracciato a mezza costa, seguendo l'orografia del terreno e cingendo la collina di San Martino, doveva collegare la zona occidentale con quella orientale della città.

Oltre un secolo dopo nasce la Tangenziale - la prima, reale autostrada urbana in Italia - la cui costruzione fu affidata all'Infrasud dall'Anas, con una convenzione firmata il 31 gennaio del 1968, nella quale era prevista anche la gestione della superstrada per trentatre anni da parte della società napoletana. Tutti i lavori, in base alla convenzione, vennero svolti sotto l'alta sorveglianza dell' Anas.
Le date fondamentali della realizzazione sono state:

8 Luglio 1972 

apertura del primo tratto "dalla Domitiana allo svincolo di Fuorigrotta".

24 Gennaio 1973 

apertura del secondo tratto fino al Vomero

21 Aprile 1973

apertura dello svincolo dei Camaldoli.

1 Febbraio 1975

apertura dello svincolo Arenella.

16 Novembre 1975

apertura barriera di Capodichino

30 Marzo 1976 

apertura dello svincolo di Corso Malta.

22 Gennaio 1977

apertura dello svincolo Capodimonte.

26 Maggio 1992 

apertura dello svincolo della Zona Ospedaliera.

La Tangenziale oggi, con i suoi ventuno chilometri di tracciato e ventidue chilometri dei 14 svincoli, consente di collegare le zone ad est con quelle ad ovest di Napoli senza interessare la storica viabilità cittadina: circa duecentosettantamila veicoli in transito ogni giorno ne testimoniano il ruolo dominante nella vita quotidiana dei napoletani. Un'opera, insomma, pensata proprio per essere una parte viva della città e del suo hinterland ed ora raffigurazione emblematica dell’imprescindibile bisogno di movimento napoletano.